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martedì 28 settembre 2021

La Fontana di Piazza Campitelli

Un po’ nascosta e decentrata rispetto ad altri monumenti, ma la Fontana di Piazza Campitelli deve essere vista assolutamente.


Fontana Piazza Campitelli

Roma se dice: “Stacce a sentì. Te conviene 😉


➡️ Realizzata nel 1589 dallo scalpellino Pompilio De Benedetti, su progetto del celebre architetto e scultore Giacomo Della Porta, commissionata da Papa Sisto V.


➡️ La fontana alimentata dall’Acquedotto Felice fa parte di un complesso di fontane costruito per garantire l’approvvigionamento idrico di una serie zone romane, in questo caso i colli Quirinale e Viminale.


➡️ Spostata dalla posizione posizione originale perché creava “assembramento” e schiamazzi.


La fontana era collocata davanti la porta di ingresso della Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli viene spostata nel 1679, per eliminare i fastidiosi schiamazzi e i disordini che all’epoca si creano intorno alla fontana, soprattutto dei cocchieri che si fermano ad abbeverare i cavalli recando disturbo alle funzioni religiose.


➡️ Curiosità: l’acqua sgorga dalle bocche splancate di due mascheroni con orecchie d’asino, sui lati della vasca centrale.


Si dice che il Papa fece aggiungere le vistose orecchie, ma per ammonire i Romani che si fermavano a chiacchierare.


➡️ Quattro famiglie nobili, proprietarie dei palazzi che affacciano sulla piazza, contribuirono economicamente alla realizzazione della fontana (gli Albertoni, i Capizucchi, i Muti e i Ricci), i loro stemmi sono presenti sulla fontana.


Sugli altri due lati sono invece scolpiti gli stemmi comunali.


➡️ Star del Cinema: la Fontana e la Piazza sono state protagoniste di una scena del film “Lo sceicco bianco” (1952) di Federico Fellini.


“Lo sposino Ivan (Leopoldo Trieste), abbandonato da sua moglie Wanda (Brunella Bovo), triste e sconsolato, si siede su una fontana di Piazza Campitelli, dove due prostitute provano a confortarlo.”


Marzia e Tony


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giovedì 24 giugno 2021

LA COLONNA TRAIANA

 

La Colonna Traiana, come il Colosseo e il Pantheon è tra i monumenti più famosi al mondo, simbolo della storia millenaria di Roma.

Da quasi duemila anni si erge al centro dei Fori Imperiali. 

Alta, snella suscita in chi la osserva stupore meraviglia e ammirazione.

Colonna Traiana dai Mercati di Traiano


Mercati di Traiano e Colonna Traiana

La colonna è l'unico monumento del Foro non rovinato o distrutto; anzi è pervenuto sino a noi quasi immune dalle devastazioni barbariche e dalle turbolenze e dalla ignoranza del medio-evo.

I Senatori romani in un documento del 25 marzo 1162, oltre mille anni dopo la sua inaugurazione, scrivevano: “La Colonna non dovrà mai essere danneggiata né abbattuta, ma dovrà restare così com’è in eterno, per l’onore del popolo romano, integra ed incorrotta finché il mondo duri…..”

La Colonna rimase sempre in piedi anche dopo la rovina degli altri edifici del complesso traianeo e le fu sempre attribuita grande importanza


La Colonna traiana fu eretta nel 113 d. C nel foro di Traiano. Voluta dall’imperatore Traiano “Optimus princeps” ovvero il migliore tra gli imperatori romani, su progetto dell'architetto Apollodoro di Damasco.

Statua di Traiano Via dei Fori Imperiali

Non era disponibile allora uno spazio edificabile abbastanza grande da rispondere alle esigenze dell’ambizioso progetto dell’imperatore. Così Traiano sbancò un intero colle difronte al Campidoglio, alla base del Quirinale.

In origine non si trovava così isolata ma collocata in un ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia (la più grande di Roma)e  fra due (presunte) biblioteche, dove un doppio loggiato ai lati ne facilitava la lettura.

Ricostruzione area intorno alla Colonna Traiana

lla Basilica Ulpia rimangono pochi resti e alcune colonne.

Resti Basilica Ulpia




La colonna di Traiano è coclide, cioè cava all'interno (ospita una scala a chiocciola, poteva essere scalata fino alla sommità) è rivestita con un lungo fregio spiraliforme che si avvolge, dal basso verso l'alto, su tutto il fusto della colonna per celebrare e descrive le due guerre Vittoriose di Traiano in Dacia (101-106) (Romania), forse basandosi sui perduti Commentarii di Traiano e forse anche sull'esperienza diretta dell'artista, celebrandolo come comandante militare. Con il bottino delle due guerre Traiano costruisce la Colonna e la Basilica.

La colonna è un grande, enorme, monumentale, volumen, come una storia raccontata sui rotoli dei romani. un enorme libro di guerra.

I 200 metri del fregio istoriato continuo si arrotolano intorno al fusto per 23 volte come se fosse un rotolo di papiro o di stoffa, e recano circa 100-150 scene (a seconda di come si intervallano) animate da circa 2500 figure. 



L'altezza del fregio cresce con l'altezza, da 0,89 a 1,25 metri, in maniera da correggere la deformazione prospettica verso l'alto.

La narrazione è organizzata rigorosamente, con intenti cronistici. Seguendo la tradizione della pittura trionfale vengono rappresentate non solo le scene "salienti" delle battaglie, ma esse sono intervallate dalle scene di marcia e trasferimenti di truppe (12 episodi) e da quelle di costruzione degli accampamenti e delle infrastrutture.

Inoltre, come tutte le statue e i bassorilievi romani, era dipinta a colori vivaci di cui restano poche traccee adornata di inserti, armi in miniatura in bronzo messe qua e là in mano ai personaggi si vedono dei fori nelle mani (spade e lance non sono infatti quasi mai scolpite), e ora del tutto perdute. Il tutto regalava una maggiore visibilità.

La figura di Traiano è raffigurata 59/60 volte e la sua presenza è spesso sottolineata dal convergere della scena e dello sguardo degli altri personaggi su di lui.

La colonna quindi aveva più funzioni:

  •  Celebrativa
  • Aveva una funzione pratica, era un enorme segnacolo, un riferimento metrico dell'altezza della sella collinare “il mons” sbancato per far posto al Foro e ai Mercati, come detto precedentemente.Questa impresa è testimoniata dall'iscrizione: “Ad declarandum quantae altitudinis / mons e locus tant [is op]ribus sit egestus”. Veniva quindi restituita la vista panoramica prima dello sbancamento
  • Inoltre serviva a innalzare ai posteri la statua in bronzo dorato di Traiano, successivamente sostituita da papa Sisto V, nel 1587, ad opera di Domenico da una statua di San Pietro.
  • Era un mausoleo, una camera funebre nel piedistallo,  in cui erano collocate le urne cinerarie, contenitori d’oro, che ospitavano le ceneri di Traiano e della moglie Plotina, colei che determinò l'erede al trono di Traiano, e cioè Adriano un orfano. Non ebbero eredi diretti.

Le tombe e la statua sono state distrutte, troppo omaggiate per secoli dai pellegrini, creando scontento della Chiesa. 




Dal Quattrocento la Colonna Traiana ricominciò ad attrarre l’attenzione di artisti come Raffello e il suo discepolo Giulio Romano, e anche di Michelangelo e del Bernini.

Particolari Colonna Traiana

Lo stesso Bernini affermò che la Colonna Traiana "era la fonte da cui tutti i grandi uomini avevano tratto la forza e la grandezza del loro disegno".

Nel 1787 Goethe, durante la sua permanenza a Roma, racconta di essere salito sulla colonna Traiana e di aver visto da lì il panorama della capitale:

«Salii verso sera sulla colonna Traiana, da cui si gode un panorama incomparabile. Visto di lassù, al calar del sole, il Colosseo sottostante si mostra in tutta la sua imponenza; vicinissimo è il Campidoglio, più addietro il Palatino e il rimanente della città. Poi, a tarda ora, tornai a casa passeggiando lentamente per le vie. Un luogo straordinario è la piazza di Monte Cavallo con l'obelisco.»

(Goethe, Viaggio in Italia)

La Colonna di Traiano fu una novità assoluta nell'arte antica e oltre alla bellezza, la grandiosità di questo monumento è anche nella “costruzione”…..la grande fatica e l’abilità dei ‘costruttori’, le invenzioni.

Un’ impresa unica, complessa, che ha combinato preparazione tecnica e abilità meccanica e artistica, ricompensata con l’eternità data del marmo di Carrara. 

Un marmo che finora ha resistito a terremoti e altre calamità.

Estrarre tonnellate di marmo, trasportare i pesanti blocchi di marmo su navi attrezzate, affrontare il mare fino a Ostia, risalire il Tevere e raggiungere, l’area di Roma ove edificare il monumento, alto 40 metri e pesante 1036 tonnellate, è stata un’impresa epica.

La colonna è costituita da 18 colossali blocchi in Marmo di Carrara, ciascuno dei quali pesa circa 40 tonnellate ed ha un diametro di 3,83 metri.  

La scala a chiocciola di 185 scalini venne illuminata da 43 feritoie a intervalli regolari, aperte sul fregio successivamente alla costruzione.

Alcuni calchi della Colonna, si trovano nel Museo della Civiltà Romana all’EUR, realizzati nel 1861, e disposti uno accanto all’altro, in ordine di narrazione, ad altezza d’uomo per ammirare senza interruzione l’intera storia narrata.






Grazie della lettura.


Marzia e Tony

Sito internet www.inromeinloveinbike.it


martedì 20 aprile 2021

Madama Lucrezia (in romanesco Madama Lugrezzia): statua parlante di Roma.

Madama Lucrezia (in romanesco Madama Lugrezzia), è una delle sei statue parlanti di Roma.

Madama Lucrezia (in romanesco Madama Lugrezzia), è una delle sei statue parlanti di Roma.
Madama Lucrezia

Si tratta di un colossale busto di epoca romana, alto circa 3 metri, attualmente posto su un basamento all'angolo tra Palazzo Venezia e la basilica di San Marco al Campidoglio. nell'omonima piazza.

Come per le altre statue le ipotesi sul personaggio raffigurato sono molteplici, la più accreditata sembra essere la dea Iside (o una sua sacerdotessa) perché il nodo della veste sul petto è una caratteristica che ricondurrebbe a quel culto, forse proveniente dal vicino santuario romano dedicato a questa divinità egizia, in Campo Marzio.

La statua fu collocata nella posizione attuale dal cardinale Lorenzo Cybo intorno al 1500.

Il busto sarebbe stato donato a Lucrezia d'Alagno, l'amante di Alfonso V d'Aragona re di Napoli, la quale, dopo la morte di Alfonso, a causa dell'ostilità del suo successore si trasferì a Roma ed abitò nei pressi del luogo dove ora si trova la statua.

Ad ulteriore conferma dell'ipotesi dell'attribuzione del nome con riferimento a quella Lucrezia, è la circostanza che nel XV secolo il termine “madama” era usato a Napoli, ma non a Roma.

“Madama Lucrezia” nel ruolo di statua parlante, costituiva la voce di protesta del popolino romano verso i personaggi pubblici meno amati e più chiacchierati della Roma del XIV e XV secolo e oltre.

Riportiamo un esempio.

Durante la Repubblica Romana, nell’Anno del Signore 1799, il popolino arrabbiato contro il cosiddetto “ordine costituito”, per dare libero sfogo all’insoddisfazione repressa, rovesciò a terra il busto marmoreo e venne attaccato sulle spalle il solito cartello – rigorosamente anonimo!:

“ Non ne posso veder più!”

Un’ antica tradizione e usanza era il portare rispetto a Madama Lucrezia.

Chi vi passava davanti, doveva togliersi il cappello ed inchinarsi e la giornata sarebbe stata propizia.

L’usanza era fatta rispettare dai monelli del rione che facevano inchinare i passanti lasciando in terra una moneta legata ad un filo che ne consentiva l’immediato recupero. I cappelli venivano tolti dai precisi colpi di fionda degli stessi ragazzi.

“Madama Lugrezzia” è stata anche protagonista a suo malgrado de «il ballo dei guitti», ossia degli spiantati, dei ridicoli e dei goffi, dei gobbi, che si svolgeva ogni primo di maggio nella seconda metà del secolo scorso.

Il ballo costituiva uno spettacolo molto divertente che rapidamente attraeva gente di tutte le categorie sociali.  La festa si svolgeva così.   Prima di tutto i guitti mimavano un gioco simile a quello chiamato "a fà li sposi". Ogni uomo si doveva scegliere una donna qualunque come finta sposa, quindi ogni coppia, prima di cominciare a ballare, si presentava davanti a Madama Lucrezia e faceva finta di sposarsi, come se la statua fosse il sindaco o il curato.   Poi davanti alla statua di madama Lucrezia si cominciava a ballare il saltarello.
«il ballo dei guitti»

In questa occasione veniva adornata con collane di aglio e cipolla, nastri di tutti i colori, carote.

Il ballo costituiva uno spettacolo molto divertente che rapidamente attraeva gente di tutte le categorie sociali.

La festa si svolgeva così.

Prima di tutto i guitti mimavano un gioco simile a quello chiamato "a fà li sposi". Ogni uomo si doveva scegliere una donna qualunque come finta sposa, quindi ogni coppia, prima di cominciare a ballare, si presentava davanti a Madama Lucrezia e faceva finta di sposarsi, come se la statua fosse il sindaco o il curato.

Poi davanti alla statua di madama Lucrezia si cominciava a ballare il saltarello.

Ogni occasione era buona per far festa a Roma 💃🕺🎊

Grazie della lettura :-)

Marzia e Tony

venerdì 2 aprile 2021

Piazza Venezia

Piazza Venezia è tra le piazze più famose di Roma, è un simbolo della città.... tra storia curiosità e Greenway ciclabile 🚴🏼‍♀️🚴🏼‍♀️


Si estende fra Via del Corso e via dei Fori Imperiali, la sua forma attuale deriva dal rifacimento dell’area avvenuto tra Ottocento e Novecento, per creare il Monumento dedicato a Vittorio Emanuele II ad opera di Giuseppe Sacconi, ed è conosciuta anche come Altare della Patria.


I lavori iniziarono nel 1885 e si conclusero nel 1911. L’impianto rappresenta un percorso ascendente fra scalinate e terrazzamenti, arricchiti dalla presenza di gruppi scultorei e bassorilievi, e si innalza sino al portico colonnato con le quadrighe di bronzo che rappresentano l’Unità della Patria e della Libertà.


Nel 1912 venne tumulata la salma del Milite Ignoto nella cripta realizzata da Armando Brasini.

Sulla sommità del Vittoriano è possibile ammirare dei paesaggi della Città straordinari, magici...... da non perdere la visita alla "La terrazza delle quadrighe: ROMA DALL'ALTO".








L’origine del nome di Piazza Venezia deriva dal quattrocentesco Palazzo che venne fatto costruire dal celebre cardinale Pietro Barbo.


Nel 1560 venne donato da Pio IV alla Repubblica di Venezia, che decise di rendere la struttura la propria ambasciata. Per questo motivo ancora oggi viene chiamato Palazzo Venezia. Dopo la proclamazione di Roma Capitale, nei decenni successivi, l’area alle pendici del Campidoglio subì un innovativo assetto urbanistico con la demolizione dei quartieri medievali e rinascimentali preesistenti.


Tra il 1929 ed il 1943, Palazzo Venezia divenne sede del Capo del Governo e del Gran Consiglio del Fascismo. Dal celebre balcone Mussolini pronunciò i suoi discorsi più famosi. Non solo, una parte dell’edificio comprende anche la Basilica di S. Marco e, nella zona fra Palazzo e Palazzetto, si può ammirare il busto di Lucrezia, una statua romana fra le più conosciute.


La statua faceva parte del cosiddetto "congresso degli arguti", cioè delle statue "parlanti" su cui venivano affisse da anonimi le invettive contro il malcostume e il governo pontificio conosciute come "pasquinate", dal nome di un’altra statua nota come Pasquino.

All’interno hanno la loro sede l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’arte e il Museo Nazionale di Palazzo Venezia.

A piazza Venezia passerà il GRAB Grande Raccordo Anulare delle Bici ... un anello ciclopedonale all interno della città di 45 km, una Greenway unica al mondo 🌍 , che unisce periferia e centro storico, aree monumentali e spazi verdi. La città diventerà sempre più sana, moderna, accogliente.


In attesa della realizzazione definitiva.... i ciclisti sono sempre di più giorno dopo giorno... anche noi 🚴🏼‍♀️🚴🏼‍♀️


Piazza Venezia è uno dei luoghi simbolo di Roma, ricca di curiosità e meta di turisti e romani. Papa Paolo II scelse proprio Palazzo Venezia come sua residenza e dal balcone del Quattrocento amava ammirare le corse dei cavalli berberi che si svolgevano su via del Corso durante il periodo di Carnevale.

A Palazzo Venezia venne organizzato anche un concerto di Mozart che, a soli 14 anni, si esibì per il Papa.


Anni dopo il balcone da cui il pontefice seguiva le corse dei cavalli divenne uno dei simboli del periodo fascista con le numerose adunate richiamate da Mussolini.


Piazza Venezia è stata anche il set di moltissimi film, come To Rome with Love di Woody Allen, Vacanze romane


e Il Vigile con Alberto Sordi.


Altra curiosità sul palazzo delle assicurazioni è stata posta una targa che ci ricorda che Michelangelo Buonarroti alloggiò qui.


Piazza Venezia è anche il luogo dove viene installato l'albero di Natale nel periodo delle festività Natalizie....negli ultimi anni è diventato l'albero addobato più famoso al mondo con un suo proprio nome "Spelacchio".




Grazie della lettura :-)

Marzia e Tony

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martedì 30 marzo 2021

L'UMBILICUS URBIS ("ombelico della città di Roma")

Altra meraviglia di Roma...tra storia e leggenda... L'UMBILICUS URBIS
🎶🎵“... questo è l'ombelico del mondo l'ombelico del mondo l'ombelico del mondo questo è l'ombelico del mondo

Questo è l'ombelico del mondo è qui che nasce l'energia centro nevralgico del nuovo mondo da qui che parte ogni nuova via dalle province del grande impero sento una voce che si sta alzando questo è l'ombelico del mondo e noi stiamo già ballando....”🎶🎵
"Nei pressi dell’arco di Settimio Severo esiste ancora una base circolare che contrassegnava e sosteneva l’umbilicus Urbis, l’ombelico della città, cioè del mondo." (Corrado Augias)
L'Umbilicus Urbis Romae è una costruzione conica in mattoni alta 2 m e con un diametro di 4.45 m.,risalente all'epoca severiana, un tempo rivestita di marmi bianchi e colorati, situata nel Parco Ecologico del Colosseo, nel Foro Romano, Rione Campitelli,tra i Rostra e l'Arco di Settimio Severo.

Come l'omphalòs greco è il centro del mondo, così l'ombelico di Roma, non solo è il centro della città, ma poichè l'Urbe è la Caput Mundi, è il centro del mondo.
Infatti in latino la parola umbilicus ha vari significati: ombelico, cordone ombelicale ma anche centro, punto centrale. 

Il fatto di essere il centro della città e di avere una cavità sottostante riporta al racconto della fondazione di Roma fatto da Plutarco: questi infatti narrava che Romolo scavò una fossa circolare "nel luogo che ora è chiamato Comizio”e vi gettò dentro le primizie di ogni cosa.

Un'offerta sacrificale agli Dei, ma non si parla di animali uccisi bensì di primizie, il che fa pensare a un antichissimo rito alla Dea Terra, a cui si dedicavano le primizie dei campi. 

I seguaci di Romolo, a loro volta, vi gettarono un pugno della loro terra di origine, in tal modo le terre si univano sotto la stessa Dea e la stessa Urbe. 

Sembra che lo stesso rituale, di gettare un pugno della terra natia nell'umbilicus, fosse rimasto per ogni nuovo cittadino romano. 

Questa fossa era chiamata dai Romani "mundus", con lo stesso vocabolo usato per indicare l'Olimpo. Plutarco prosegue dicendo.che la fossa chiamata "mundus" era considerata il centro del solco circolare tracciato intorno ad essa con un aratro, trainato da un bue e da una vacca che vi erano stati aggiogati: questo solco era il “pomeri” di Roma, cioè l confine Sacro è inviolabile della città.

 

Ha una piccola porta che conduceva in una area sotterranea: un sacrario che metteva in contatto il Foro con le profondità, con il ventre della terra, il Regno dei morti.

L’apertura era chiusa da una pietra per tutto l'anno ad eccezione di tre giorni, il 24 agosto, il 5 ottobre e l'8 novembre, quando veniva aperta per mettere in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti, regno di Plutone e Proserpina, il rituale del "mundus patet" (il mundus è aperto).


In questi tre giorni era proibito svolgere qualsiasi attività pubblica, i Romani ritenevano che era meglio andare a combattere quando fosse chiusa la bocca di Plutone ovvero la bocca degli inferi.

A ROMA SE DICE: da qui la tradizione romana di “scavare una fossa”, la fossa che collega il confine fra il mondo dei vivi ed il mondo dei morti. 

Marzia e Tony Grazie della lettura :-) 

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venerdì 26 marzo 2021

La Lupa Capitolina

A Roma se dice…….“me pari la lupa der Campidojo” vediamo insieme il perché……e cos’è per Roma la Lupa tra leggenda, storia e arte.


La Lupa capitolina è una scultura di bronzo, custodita nei Musei Capitolini nella Stanza della Lupa dal 1586, a dimensioni naturali, rappresenta una lupa che allatta una coppia di piccoli gemelli, che rappresentano come dice la leggenda i fondatori della città, Romolo e Remo. La lupa è poggiata sulle quattro zampe e volge la testa di lato verso la sua sinistra, richiama forse il destino di grandezza dell’impero romano.


Viene tradizionalmente considerata di epoca etrusca del V secolo, e che si trovi a Roma sin dall'antichità. In origine non aveva probabilmente niente a che fare con la leggenda delle origini di Roma, ma recentemente alcune ricerche hanno dimostrato che questa potrebbe essere fatta risalire al tardo Medioevo.

I due gemelli Romolo e Remo furono realizzati e posizionati solo successivamente nel 1471, forse da Antonio del Pollaiolo.